Intervista al Professor Antonelli

03 Giugno 2020
Intervista al Professor Antonelli

Abbiamo avuto il piacere di intervistare il Professor Antonelli, docente di Human Resources Management e di Lavoro e Impresa nella Società della Conoscenza presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e grande professionista che vanta una solida esperienza HR maturata in importanti posizioni  sia in consulenza sia in azienda.

A seguire una sintesi della nostra conversazione, che trovate in versione integrale nel video pubblicato sul nostro sito

 

 

Il ruolo HR nell’ambito di: azienda, consulenza e mondo accademico.

Secondo il Professor Antonelli l'HR è cambiato molto negli ultimi anni e ha subito una trasformazione molto forte. Questo perché, da una parte, il mondo esterno ci ha messo davanti a delle sfide molto diverse dal passato e naturalmente non parliamo solo del COVID-19, dall'altra parte le generazioni con cui lavoriamo sono profondamente cambiate. Motivo per cui quando si parla di gestione delle risorse umane e piani di sviluppo futuri e’ necessario tenerne conto.

Il Professor Antonelli descrive in particolare 3 dimensioni del cambiamento.

Globalizzazione: parola chiave che ha portato a profondi cambiamenti delle strategie aziendali. Abbiamo infatti assistito all'espansione delle aziende soprattutto nell'internazionalizzazione, visto molti merger, varie acquisizioni. Di fatto sono anni in cui è fortemente cambiato il contesto globale di riferimento.

Cultura: il ruolo della donna, per esempio, all'interno delle organizzazioni aziendali, che si è trasformato profondamente negli ultimi anni, anche il ruolo dei giovani e il mix generazionale sono cambiati moltissimo. Sicuramente il fatto che, all'interno delle organizzazioni, oggi si possano trovare a lavorare insieme persone di diverse generazioni ha portato inevitabilmente dei grandissimi cambiamenti.

Digitalizzazione: la tecnologia ci sta portando a lavorare diversamente. Oggi parliamo di lavoro agile, di flessibilità nel lavoro in modo molto più concreto. Soprattutto si parla di modelli di gestione dei differenti business e di conseguenza delle persone.

Tutte le organizzazioni sono state attraversate fortemente da  questi fenomeni. In particolare la consulenza è passata da una presenza di tante società molto generaliste di medie dimensioni, a società che hanno diverse specializzazioni nella grande dimensione (ovvero le cd. big four) e a società medio piccole, di nicchia, con al massimo una o due specializzazioni, che quindi molto bene riescono a sposare i nuovi modelli di business.

Anche l’università è cambiata molto, si è internazionalizzata e, in particolare in questo ultimo periodo, è diventata decisamente più tecnologica. Il Professor Antonelli porta la sua testimonianza nell'Università Cattolica, che si è attivata subito per far sì che non ci sia stato un ritardo in nessuna lezione, in nessun esame, in nessuna sessione di tesi di laurea. Tutto viene svolto nei tempi malgrado la chiusura degli spazi universitari e questo evidenzia come la digitalizzazione ci possa supportare anche in ambienti che possono essere percepiti come più tradizionali.

 

Trasformazione dell’HR in coerenza con la trasformazione del business.

Il Professor Antonelli ci descrive come la funzione HR stia attraversando un momento di svolta. La funzione HR per tanti anni è stata una funzione prevalentemente amministrativa, poi si è cominciato a parlare di Human Resources Management, quindi anche di aspetti più soft della direzione del personale. Adesso si incomincia a pensare a come mettere le persone al centro, quindi il concetto su cui si sta lavorando o si deve arrivare a lavorare è quello di People Centricity.

People Centricity ha un significato molto chiaro : le persone hanno la possibilità, senza troppe intermediazioni, di pensare e discutere in merito al proprio sviluppo professionale, al proprio futuro, al proprio percorso di crescita. Siamo in una fase in cui le persone, avendo tantissime informazioni a disposizione, sono in grado di discutere con i loro capi e con l’HR su molti temi. I sistemi disponibili consentono alle persone l’accesso a qualsiasi informazione su come possono o dovrebbero essere gestiti e su come possono crescere all'interno dell’organizzazione.

L'HR deve quindi diventare un facilitatore di processo. Non è l’HR che gestisce le persone, è il capo che gestisce le persone, ovvero il Line Manager. Il ruolo dell’HR diventa quello di supportare e consentire al Line Manager di fare il salto di qualità nel ruolo di gestore delle proprie risorse in un ambiente in cui, ricordiamolo, le persone hanno tutte le informazioni disponibili.

 

Dopo il Covid-19 che elementi ci lasceremo alle spalle e quali invece porteremo con noi per affrontare quello che arriverà?

Secondo il Professor Antonelli innanzitutto porteremo con noi la consapevolezza di come sia sempre più importante organizzare il lavoro per obiettivi e non per compiti: è possibile lavorare in remoto o lavorare in smart se gli obiettivi sono trasparenti e chiari. Non possiamo pensare di organizzarci per compiti e non lavorare in ufficio.

In secondo luogo è emersa la centralità della pianificazione: presupposto per lavorare in smart è la pianificazione del proprio tempo, quindi il saper pianificare molto bene rispetto alle decisioni da prendere, perché lo smart e comunque il remote working portano le persone ad essere molto più efficienti e focalizzate nel tempo a loro disposizione.

Il terzo insegnamento è che comunque l’individuo di fronte ad obiettivi da raggiungere è maggiormente produttivo, indipendentemente dal fatto che sia seduto su una sedia in un ufficio o no. L’obiettivo lo può comunque raggiungere in ogni luogo, l’importante è che l’obiettivo sia chiaro.

Il Professor Antonelli evidenzia poi un paio di temi critici su cui ci invita a riflettere.

Il primo è sicuramente la perdita della “parte emotional”, ovvero quella parte del “lavorare insieme, dello stare insieme per riuscire a lavorare meglio, del fare team, del trovare maggiori punti d’incontro, dell’aiutarsi di più, del dare e ricevere un feedback continuo”. Sarà fondamentale in questa fase recuperare la relazione, che è diventata in questo modo fredda, impersonale e spesso si è persa. Non si pensi che l’informalità fosse solo un inutile orpello, era spesso un buon veicolo per buone decisioni. La tecnologia ci supporta, ma non potrà mai sostituire lo “human side” fatto di vicinanza, di porte aperte, di chiacchiere al caffè, di strette di mano. Lo smart working può essere vincente, il remote working totale  aiuta soltanto in fasi estremamente emergenziali.

In questo periodo inoltre le funzioni hanno potuto probabilmente lavorare molto bene , ma spesso si possono essere creati minori spazi per l’integrazione interfunzionale che è data anche da tutti quei momenti informali, di accordi e talvolta anche di positivi compromessi . Il rischio è quello di aver perso parte dell’investimento fatto negli ultimi tempi sugli aspetti relazionali. Quindi, conclude il Professor Antonelli, come prossimo task bisognerà tornare a pensare come recuperare la relazione e l’integrazione interfunzionale, con la grande attenzione a superare problematiche legate a possibili ritorni all'organizzazione fatta a silos.